Ciao a tutti,

scusate l’assenza. Ultimamente sono stata parecchio presa con il lavoro attuale e l’organizzazione delle attività che riprenderò a partire da settembre.

Nel frattempo mi sono divertita a fare l'”internauta” e a girare nel cyber spazio dove, purtroppo, mi sono imbattuta in blog e siti che hanno destato in me un sentimento di tristezza e grigiore  interiore. Si tratta di siti che incitano allo sviluppo e al mantenimento di problematiche importanti (tipo quelle alimentari), qui intese come “filosofie” o “stili di vita” da seguire.

Alcuni di questi inneggiano all’anoressia e sono detti, appunto, pro-ana. Ana viene considerata come il “Nome” dell’Anoressia, o meglio, della Dea Ana (Anoressia) che va venerata e seguita per sentirsi belli nella propria pelle-e-ossa.

Non mi sono scandalizzata, anzi. Trovo sensato che persone con stessi valori e idee si cerchino e diano vita a spazi ove poter condividere opinioni, pensieri e stati d’animo seppur dai più demonizzati. Piuttosto mi sono dispiaciuta molto, cogliendo in quelle righe “spietate” un mucchio di severità verso se stessi, così poca indulgenza e accettazione. L’autostima sembra un miraggio irraggiungibile che cede il posto alla determinazione, forte e costante sì, ma che guida la persona nella direzione opposta a quella del miraggio. Ho scorto tanti divieti: non essere sana, non crescere (neppure fisicamente), non essere donna (uno tra gli indicatori dell’anoressia nelle ragazze, è l’assenza di mestruazioni), non essere come gli altri, non sentire (la fame, le emozioni, i segnali del corpo). E, di conseguenza, tante spinte quali: sii forte (e continua su questa strada), sforzati (di non mangiare), sii perfetto, sii invisibile, resta piccolo.

E la cosa più desolante di tutte è che (oso dire, ovviamente) le persone che incoraggiano condotte anoressiche, non sono consapevoli del disagio che vivono e del fatto che esistono altre strade per sentirsi bene con se stessi, oltre che la costruzione di un mondo “di pelle”, costellato di deprivazioni, in cui rifugiarsi.

Secondo Voi perchè, anzichè prendere coscienza del loro stato e scegliere di aiutarsi/farsi aiutare, si mantengono nella situazione di disagio che arrivano perfino a venerare? Cosa si cela dietro all'”essere magri a tutti i costi?” Senso di colpa? Autopunizione? Stereotipi sbagliati dati dalla società? Difficoltà relazionali?

Sarebbe bello sentire in merito la “voce” dei diretti interessati, per un confronto che tenga conto di entrambe le “campane”.

Si prega di rispondere esprimendo un parere rispettoso del pensiero e dei vissuti altrui, anche se non condiviso. Grazie.

2 risposte

  1. Dimenticavo… ci sono un sacco di altri divieti a fortissimo impatto che prima non ho segnalato, come: non esistere (ma se si è vivi allora si deve avere anche il diritto di esistere!), non amarti, non essere importante, non meriti di essere visto. E quindi come spinte, ovvero quelle forze per cui, se siamo come queste “comandano” si sta bene (“Se sarai magrissimo allora sarai OK, verrai accettato”), segnalo: scompari.

  2. ..perchè hanno paura a prendere coscienza del loro disagio, a guardarlo in faccia così com’è! Il disagio è la salvezza, se solo ne prendessimo atto. Il disagio è il richiamo dell’ anima (qualsiasi tipo di disagio, in questo caso è l’anoressia), che dice di non giudicarsi, di non essre severi con se stessi, di lasciar fare a lei. Con il disagio richiama la nostra attenzione. Basterebbe solo ascoltarla, senza giudicare, quindi prendere atto del disagio, osservare tutto ciò che capita dentro e fuori di noi, senza dare giudizio alcuno, e non fare nulla. Condurre la vita di sempre, non occorre rivoluzionare la propria vita, ma ascoltarla un po di più, assecondarla sempre un po’ di più, magari iniziando dalle piccole cose quotidiane. Una pianta no si fa domande, dentro di essa c’è il seme che l’ha trasformata e la sta portando verso il suo destino. Così siamo noi, dentro di noi c’è il nostro “seme”, che sà ciò che dobbiamo fare, senza che noi facciamo mille domande sulla vita, su ciò che vorremmo fare o no. Lei ci conduce, ci porta verso il nostro destino senza il nostro parere, la nostra anima, il nostro seme, diamogli il nome che vogliamo. Tutto viene da sé se la lasciamo fare. Lei ci vuole bene mica ci vuole del male, non dobbiamo fare e dire nulla, fa tutto lei. Beh, l’anoressia è un tipo di disagio profondo, per lungo tempo non abbiamo dato spazio al nostro “interno”, e il disagio si è “cronicizzato”, ha bisogno di essere “sbloccato”. In questo caso l’aiuto di validi esperti, quali psicoterapisti, è necessario e indispensabile.
    Un bacio Vale! Non sai quanto bene ti voglio!
    A.

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