Finalmente eccomi qui, tornata sul diario di Psicologa Milano 1 per parlare di un tema grande. Grande perchè riguarda il periodo più antico dell’esistenza; grande perchè è di fondamentale rilevanza per ciascuno sulla faccia della Terra (anche se spesso non se ne dà il giusto peso). Appofondisco qui il tema dell’Attaccamento madre-bambino. Ma innanzitutto… cos’è l’Attaccamento?
Il primo a descrivere l’Attaccamento, formulando una vera e propria teoria, fu John Bowlby. Egli definì l’Attaccamento come il processo relazionale che s’instaura tra madre e bambino fin dai primissimi istanti di vita. Sostanzialmente si tratta del modo in cui mamma e figlio interagiscono, sulla base del legame affettivo formato e in formazione.

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L’Attaccamento ha, per il bambino, uno scopo adattivo; vuol dire che Egli imparerà a rapportarsi nella maniera più “idonea” per la madre, così da garantirsi l’accettazione, le cure e la sopravvivenza. Secondo le risposte che riceverà dalla figura d’Attaccamento rispetto alle proprie richieste, il piccolo creerà un’idea di sè. Ad esempio: se il neonato piangente e bisognoso di contatto non viene consolato, accolto e accudito, costruirà un’idea di sè come di un individuo non meritevole d’amore. Di contro, se il piccolo verrà abbracciato, coccolato e rassicurato, si definirà come una persona importante, in diritto di ricevere attenzioni e manifestazioni affettive. Si evince, quindi, come l’Attaccamento sia importante per la costituzione delle basi, più o meno solide, di una rudimentalissima autostima.
L’idea che l’infante ha di sè, si forma fin dai primi giorni di vita in modo del tutto incosapevole (così come, altrettanto inconsapevolmente, la figura materna manda delineati permessi e divieti), principalmente mediante il canale tattile e fisico. Tutto quello che accade di corporeo tra la madre e il piccolo è messaggio, addirittura già durante il periodo di vita intra-uterina. Le carezze sulla pancia, il tono della voce, la reazione fisica nel momento della suzione al seno, sono precise comunicazioni che il neonato percepisce, ingloba e ridefinisce per descriversi come essere vivente.

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Si parta dal presupposto secondo cui tutti i neonati, a meno che non abbiano dei deficit genetici o neurologici, vengono alla luce con uguali e multiple propensioni (per dirne alcune: essere curiosi, sorridere, piangere, essere altruisti, essere egoisti, essere coccoloni, fare domande, sperimentare ed esplorare, manifestare la rabbia, la paura, la gioia, la tristezza….), che decidono di evidenziare o reprimere tenendo conto proprio delle reazioni che suscitano nella persona oggetto d’amore. Per cui (per riprendere l’esempio precedente), se la mamma lascia il piccolo a piangere senza consolazione, molto probabilmente Egli imparerà a non piangere più, a soffocare la tristezza a vantaggio di altre emozioni (magari addirittura contrapposte, come la gioia) convincendosi che il proprio dolore non abbia importanza. E magari chissà, quando questo bambino crescerà, potrebbe divenire un adulto scarsamente sensibile,  incapace di dar sfogo alla sofferenza, che vive in modo freddo le relazioni amorose. Eh sì perchè, come recenti studi dimostrerebbero, il tipo d’Attaccamento madre-bambino condizionerebbe addirittura lo stile relazionale futuro, specie per quanto riguarda i legami ad alto coinvolgimento affettivo.
Insomma, l’Attaccamento è un processo estremamente importante perchè influisce sulla formazione di un’iniziale autostima, di un primo quadro di riferimento fatto di precisi permessi e divieti, e sulla modalità affettiva che la persona sperimenterà con il partner una volta cresciuta.
Esistono quattro tipologie d’Attaccamento, che si differenziano a seconda del modello d’interazione messo in atto, dal principio, dalla madre. Ne parlerò nel prossimo articolo.
Concludo esortando le mamme (e le “quasi” mamme) ad una riflessione circa l’approccio ideale col proprio cucciolo, al fine di infondere sicurezza mantenendo la sintonia con se stesse, e ricordando ai lettori in genere che, tutto ciò che si è, è frutto della propria storia… ancor prima di venire al mondo.

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