7 cose che ignori sul tuo terapeuta.

Psicologa Psicoterapeuta Milano e Arese.

Psicoterapeuta Milano Arese
Psicoterapeuta Milano Arese

In compagnia dei pazienti, in quel di Milano e Arese, spesso noto dello stupore quando si crea la “magia” dell’empatia. Nel senso che restano colpiti dal modo in cui vengono compresi. Ciò è possibile grazie alle competenze sviluppate e potenziate durante la formazione accademica, ma è pure frutto dell’esperienza personale e della sensibilità individuale, tipica e differente da psicoterapeuta a psicoterapeuta.

Per quanto mi riguarda, esistono almeno sette aspetti dello specialista (che lo rendono capace di cotanta vicinanza), che il paziente ignora. Vediamoli insieme.

  1. Il terapeuta è stato in psicoterapia. Sa perfettamente cosa significhi stare “dall’altra parte”, in quanto si è seduto sul  comodo (talvolta scomodo) divano, ben prima del paziente. Conosce la difficoltà iniziale all’apertura, la presa di fiducia necessaria per schiudersi poco a poco, l’imbarazzo nell’affrontare determinate tematiche e il freno a mano nel mostrare, spontaneamente, le emozioni (per lo meno, alcune). Ha sperimentato la vergogna per un pianto singhiozzante, sfuggito al suo controllo. Ha avuto il timore (infondato) di creare, coi propri racconti, “idee sbagliate” in chi lo ascoltava.
  2. Non è uno strizzacervelli. Brutto termine, questo, specialmente se usato per definire una professione che, col cervello, ha poco a che vedere. I miei pazienti, a cervello, stanno gran bene! Sanno pensare e anzi, il più delle volte, lo fanno pure troppo. Come spiegato in precedenza (vedi “12 cose che non sai sulla psicoterapia”), è l’anima  il centro del nostro interesse. I pensieri ricorrenti e invalidanti rappresentano, sovente, la “voce”di un blocco emotivo rimasto inespresso (e, di conseguenza, inascoltato) per un tempo eccessivo.
  3. Può capire perchè ha sofferto, a propria volta. “Perchè hai scelto di studiare psicologia?”. Inutile girarci intorno. Molti studenti, affascinati da questa meravigliosa materia (come me), la studiano per analizzarsi e analizzare chi gli sta attorno, per trovare soluzioni alle dinamiche relazionali in cui sono invischiati. Una sorta di auto-cura. Almeno, per me è stato così sebbene, al momento, non ne fossi consapevole. Il cuore di un terapeuta è grande, amorevole, pieno di luce e capace di dare perchè, a suo tempo, è stato ferito. Ferite curate con pazienza, coscienza,  premura ed infinito rispetto. Per tale ragione, guarite.
  4. Non è un robot. Nè, tantomeno, un mago. Nell’esperienza con le persone che seguo, mi emoziono e desidero esplicitarlo. Credo sia utile al paziente perchè possa contattare parti di sè, per lo più ignorate. Mi si chiede, “allora come devo fare?”. Purtroppo non esistono interruttori per cambiare, in un “click”, le convinzioni profonde che influenzano negativamente. Ci vuole tempo, ripetizione, calma.
  5. Fa il tagliando. Di tanto in tanto, specie di fronte a situazioni ostiche ed emotivamente “mosse”, si reca dal terapeuta di fiducia. Per riprendere il concetto della riga sopra, anche lo psicologo è un essere umano, che gioisce, si dispera, festeggia e si separa.
  6. Fa uno dei lavori che rende più felici (i 10 lavori che rendono felici). E sai perchè? Perchè il terapeuta, prima di tutti, si prende cura di sè, si dedica tempo, si riserva spazi di benessere, si ascolta.
  7. Sa cosa vuol dire essere al tuo posto… ecco, paziente e terapeuta sono molto più vicini di quel che si creda!

Ti aspetto in studio a Milano, in via Alberto Mario 16 e ad Arese, in  XXV Aprile 23.

 

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